posted by NicolasSP @ 11:37 - martedì, 30 giugno 2009

Questa notte c'è stato l'anniversario della notte dei lunghi coltelli. Forse chi ne sa sui maquis, sa.
Ma siccome nessuno in generale studia la storia francese, vi dico che i maquis sono coloro che nella seconda guerra mondiale, quando la francia era occupata dai tedeschi, sabotavano i carri armati, bruciavano le capanne (dei tedeschi), bagnavano la polvere da sparo e orinavano sui viveri (tedeschi). Insomma, un unità di sabotaggio che rallentava i tedeschi. Inutile dire che li combattevano anche e perdevano la vita, dando tempo a De Gaulle di organizzare un offensiva seria e riprendere la terra dei propri padri. Questi sono i maquis.

Fra le truppe tedesche si immaginano dialoghi tipo :

Capitano tedesco : Maledetti!
Soldato tedesco : Cosa capitano?
C: Hanno fatto saltare il ponte sulla loira!
S: Maquis?
C: Ma che cazzo ne so

(...)

Quando penso a questi avvenimenti mi viene da ricordare quei tempi in cui vivevo ancora in francia, quando avevo solo una manciata di anni. A quei tempi tutto aveva quel sapore di nuovo, ero in prima elementare ed avevamo i banchi che si aprivano all'insù, come nei film. Il mio compagno alla destra era Guillaume Prevert, uno che probabilmente era povero, aveva vestiti belli ma molto vecchi, lui era l'amico di Jerome (del quale non ricordo il cognome) quello che invece aveva tutto. 

Jerome un giorno arrivò in classe con l'ennesimo pupazzetto GI Joe, dicendo che come i suoi antenati era un maquis, e non un pupazzetto di quelli dei cartoni in tv. Io ero giovane ed avevo ogni tanto sentito mio nonno parlare dei maquis, e di come i belgi fossero stati una rottura durante tutta la campagna anti tedesca, dato che non sapevano fare nulla e si facevano prendere sempre. Insomma, Jerome entrò in classe dicendo che quel pupazzetto era una riproduzione di uno della resistenza ecc, ed alla fine della giornata dice che lo venderà per sette franchi. Io sette franchi li avevo, ma non ero disposto a spenderne sette dei miei nove per comprare la riproduzione di un maquis, anche se mi sarebbe piaciuto regalarlo a mio nonno. Poi non è che fossi tanto convinto di quel che disse Jerome, una volta mi vendette una macchinina e mi disse che le portiere si sarebbero aperte se avessi grattato il simbolo sul cofano. Insomma, avevo quattro anni (le elementari in francia iniziano prima), l'idea di una macchinina con un trucco come quello mi garbava*.

Nessuno volle comprare il GI Joe di Jerome ed alla fine della giornata venne da me e Clement che stavamo guardando i vari pins che aveva messo sul suo zaino, dicendo che ce lo avrebbe ceduto per quattro franchi. Io iniziai a dirgli che mi aveva già fregato con quella macchinina rossa, quindi non mi calcolò, iniziò a prendersela con Clement.

Clement era un ragazzino tranquillo, a lui interessava solamente il calcio e tifava per il Monaco. Ai tempi non capivo perchè tifasse per dei tedeschi (che poi mio nonno mi aveva detto un sacco di cose brutte sui tedeschi, una volta avevano anche cercato di ucciderlo. Però a me Clement non sembrava cattivo). La cosa fece tilt, durante una lezione di geografia, allora capii, monaco era in francia anche se la francia non era un principato. Io e lui giocavamo spesso a calcio nello spiazzo nella corte della scuola, avevamo un pallone di quelli con il cuoio strappato, rimaneva solo la camera ad aria e la tela che prendeva varie tinte a seconda del tempo passato dall'abbandono del cuoio. Era quasi sempre sgonfio. Quando la palla passava sopra il cancello, avevamo trovato un posto nelle inferrate dove c'era una sbarra arruginita. Quella sbarra potevamo metterla e toglierla, ci permetteva di passare e recuperare il pallone in barba alla maestra che sperava sempre di liberarsene. Clement parlava molto poco ed io sapevo che il segreto della sbarra era al sicuro. A volte si comportava in maniera strana, guardava altrove, a tratti aveva espressioni serie. Una specie di pazzo. Ma era simpatico.

Quel giorno Jerome insistè per vendergli il pupazzetto, il problema di Clement è che aveva fatto vedere durante la ricreazione di avere una nuova moneta da 10 franchi**. Jerome, dopo aver capito che non sarebbe riuscito a rifilare il giocattolo del quale si era stufato, a nessuno, si arrabbiò e lo insultò, dandogli dell "onta dei partigiani francesi". Cosa che poi gli ripetè il giorno successivo, dopo avergli rubato la merenda da dentro il suo banco. Clement si avvicinò a Jerome nel giardino durante la ricreazione, il ladro stava mangiando in bella vista il bottino accerchiato dai vari amici ai quali regalava bocconi e sorsi della sua Orangina. Clement chiedette di riavere il suo cibo o quel che ne rimaneva, inutile dire che venne deriso prima dal ladro e poi dai suoi, manco a dirlo, compagni di merende. Venne nuovamente apostrofato da traditore della patria, una vergogna per loro, veri francesi.

Clement si allontanò mogio, io stavo parlando con la maestra, lo vidi allontanarsi di spalle, solo poi seppi quello che era accaduto. Il mio amico andò senza pallone verso il nostro passaggio segreto.
Tornò con la sbarra e colpì alle spalle Jerome, due volte, una sulla schiena e una in volto. A Jerome saltò un dente. Quando raccontai a mio nonno quel che accadde, lui non disse nulla. Quando mio nonno non diceva nulla, voleva dire che era grave e che se non volevi prenderti uno scappellotto, conveniva non parlarne più.

Solo qualche settimana più tardi seppi da Gullaume (che lo aveva saputo da sua mamma a una riunione di classe) che il nonno di Clement (che lo aveva cresciuto) aveva perso una gamba in guerra durante un sabotaggio delle truppe di terra tedesce, Guillaume disse anche che suo nonno aveva anche avuto una medaglia da uno dei generali di De Gaulle. Il mio amico cambiò scuola e dopo qualche tempo io andai in italia, non lo rividi più.

Ovviamente molti dei ragionamenti scritti qui sopra li ho realizzati dopo, con il tempo ho capito certi comportamenti ed ho potuto ricollegare tutto in una storia che in tenera età non mi interessava.

 

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posted by NicolasSP @ 08:10 - lunedì, 15 giugno 2009

Questo piccolo post come promemoria : il mio collega si chiama SPATOLA.

Settimana  1 :
N: Ciao io sono Nicolas
S : Ciao, io Spatola
...
N : Oh, Scatola ma la 3005n ha anche il duplex?
S : Spatola non Scatola
N : Ah scusa

Settimana 2:
N : Oh scusa, ma la multifunzione della serie 4000, ha già il nuovo firmware?
S : Si solo il modello base però.
N : Ok, grazie Scatola
S : Spatola, non Scatola
N : Ah cazzo scusa

Stamattina
Capo : Com'è andato il week end?
N : Mah dai bene
C : Come va con i colleghi, ti trovi bene?
N : Si, Alessandro e Scatola mi stanno aiutando molto.
C : Spatola intendi?
N : Ehm Si, intendevo lui.

(...)

Capo : Ciao Scatola
S : Come Scatola?
C : Ah scusa, è Nicolas che mi ha confuso.

N : Ciao Ale, tutto ok?
A : we Nic, tutto ok e tu?
N : Ho incorcrociato Scatola prima, aveva lo sguardo assassino.
A : Spatola?
N : Ah cazzo si, Spatola. Oh ma secondo te si è offeso?

Ho lanciato un tormentone.

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posted by NicolasSP @ 19:47 - giovedì, 28 maggio 2009

Dopo forse tre o quattro anni di attenta e rigorosa pigrizia arriva un invito per un calcetto.

Dopo una non curata riflessione accetto.
Di questa giornata ricorderemo poche cose:

- L'assist dell'ultimo gol. (lo ricorderò io, dato che l'ho fatto io)
- Una svirgolata assurda fatta a 2 metri dalla porta che stava andando fuori ma l'avversario ha detto "ma no dai povero cristo gliela correggo io e lo faccio segnare". Autogol.
- E di come mi sono strozzato dal ridere sul 5-5, pensando a un dialogo immaginario*, avevo la milza che mi implorava di smettere di correre. Ma io dovevo gia prima smettere di ridere. Insomma momenti epocali.
- lo stop di mento (roba che anche Caressa sarebbe rimasto a bocca aperta) che ho fatto passando la palla al fratello di Bonomi.

Quindi arrivo sul campo e mi schiero in difesa, unico luogo dove quelli grossi come me possono avere un po' di gloria gambizzando i frocetti che vengono lì a fare le fintine e se ne vanno camminando sui gomiti dopo il *mio* recupero del pallone. Perchè a quelli che cercano di farti fare brutta figura, noi, ci facciamo male.

Il problema si è posto nel momento mi sono reso conto (dopo aver preso 3 gol subito) che il mio attaccante, quello che dovevo marcare, era un cazzo di furetto. Correva talmente forte che neanche facevo in tempo a troncargli una gamba che quello era gia in porta. Poi cercava sempre di smarcarsi, anche quando attaccavano i miei compagni, lui stava in attacco e si smarcava correndo scattando, fermandosi, riscattando.
insomma, dopo il terzo gol, lui era ancora lì che correva a destra e a manca saltellandomi intorno come Apollo Creed ed io facevo Balboa, lui saltellava bello fresco. Io avevo la tachicardia paragonabile solo a quella di un orangotango in calore e mi trascinavo con fare spossato dietro di lui con dei tempi di risposta ad ogni suo scatto, dilungatissimi (ed in un certo senso ho iniziato a capire quali patemi possa avere Bill Gates, anche se il contesto è diverso).

Dopo un paio di zappate degne del peggiore del peggiore degli Albertini e quindi del migliore dei Gattuso, su un calcio d'angolo incrocio un diagonale neanche troppo di merda che finisce sull'esterno della rete. Prendo coraggio, e probabilmente anche i compagni che fino ad allora mi avevano visto come uno che cerca di giocare a golf ma per quanto si sforzi non riesce mai a prendere la palla, regalando zappate improbabili, passaggi mancati ed una spiccata abilità nel passaggio all'attaccante avversario.

Dopo il quarto gol capisco che non posso lasciare spazio al furetto, cerco di stare più stretto su di lui e soprattutto stare fra lui e la porta sempre, per fermarlo sullo scatto (tutto questo dopo essermi abituato al campo, con le nuove scarpe da calcetto avevo un aderenza esagerata). La tattica inizia a funzionare ed anche i piedi dei nostri attaccanti, la rimonta ha inizio.

Poi è il turno del furetto, deve andare lui in porta. Mi spingo un po' in avanti ma facendo capire che ho dei limiti e che i passaggi lunghi se non alti e lughi mica posso castrarmi per prenderli, quindi mi giro e faccio "oh, non sono mica Treseguet".

Vabbè quando ho voglia finisco il post, adesso ho perso l'ispirazione.



*
Macellaio : Ciao Nicolas, tutto a posto?
N : Si beh me la cavo * tenendosi la milza*
M : ho delle fesa di vitello questa settimana che ..
N : no no, mi faccia un chilo e due di milza le va?
M : aha, un temerario del calcetto eh.
N : Eh ...
M : Un chilo e tre, che faccio lascio?
N : eh guarda, per una volta lascia, lascia...
M : Sono 12 euro
N : Accetta pagamenti in acido lattico?

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posted by NicolasSP @ 17:44 - martedì, 19 maggio 2009

Ricordo di aver discusso durante una lezione con un professore circa il creare e il distruggere la materia. Oggi ho pensato che in realtà i processi neurologici che si trovano nel cervello condizionano il tuo pensare e questi processi devono per forza occupare uno spazio, una porzione di mole nella tua testa. Per questo penso sia necessario dire che è qualcosa di consistente - per quanto immensamente piccolo - che esiste ed ha un suo spazio.
Ecco, la legge dice che nulla si crea e nulla si distrugge.
Ricordo che quando lessi questa cosa non ne rimasi particolamente affascinato, il professore diceva che è un colpo di genio. io pensai di essermene accorto gia da molto tempo, dopo una neanche troppo accurata analisi della sabbia del mio gatto. Mi sembrò una cosa scontata.

Insomma, la materia non si distrugge ed anche se leggi certa gente scrivere roba ok, dopo un po' torni e trovi di nuovo quelle cose che ti fanno cagare e allora li insulti partendo dal loro processo inevolutivo dicendo che per loro nulla si crea, nulla si distrugge ma soprattutto nulla muta.

L'idiozia resta idiozia, solo che a volte, riusciamo a non usarla (ogni riferimento politico è assolutamente non voluto), il problema è che questa ogni tanto fuoriesce tipo eruzione vulcanica e ti prendi abbastanza male leggendo quello che gente ,che un minimo stimavi, scrive. Forse non bisognerebbe scrivere affatto, ho pensato. O forse non bisogna leggere.

 

boh




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posted by NicolasSP @ 19:51 - lunedì, 18 maggio 2009

Oggi il mio capo, uomo con il senso dell'umorismo paragonabile a un buco nero (che per la cronaca non si sa ma si pensa sia antimateria) mi ha detto che devo trattare meglio Cosmin.


C : Devi smetterla di sfottere Cosmin
N : Cosmin?
C : Si, Cosmin.
N : E chi è?
C : Lui (lo addita)
N : Ah, il rumeno.
C : Ecco, dovresti già iniziare a chiamarlo Cosmin.
N : Chi?
C : Il rumeno intendo
N : (Sorriso sormione di chi ti ha appena fotturo)
C : ma vaffanculo Nicolas.

Quindi dicevo, pare io debba dedicarmi al "Rumeno" facendo molto meno lo stronzo. Il che è difficile, dato che mi ruberà il lavoro, se lo porterà in romania e magari lo farà anche meglio facendosi pagare con qualcosa che mensilmente forse gli permetterà di pagarsi una scatola da tre ovetti kinder (ogni sei mesi). Quindi devo fare più il simpatico. Certo che se lui non avesse iniziato con "Non mi sembri un francese perchè non sei negro" ecco, forse sarebbe stato più facile.

R : Ma veramente tu francese?
N : Si.
R : Ma tu non sembra francese...
N : Lo so.
R : Cioè non sei nero, in francia, io mira, tutti neri.
N : Se non cambi argomento potresti diventarlo anche tu.
R : No scusa io no voleva offendere te. E' che io pensa francia paese con tanti uomini di paesi altri, e allora non esiste più francia ma tanto paesi dentro.
N : Ok. (stacco le mani dalla tastiera) sei mai stato in francia?
R : No, ma io mira francia in televisione.
N : Perchè, avete anche la televisione in romanolandia?
R : beh si noi ha, noi ha anche famosi architetti.
N : Si, laureati in edilizia con canne di bambù.
R : Perchè tu parla male di romania?
N : Ma io non parlo male della romania.
R : tu dice che noi non ha cose in romania.
N : Guarda, sui libri di grammatica italiana sono sicuro di non sbagliarmi.

Il bello è che io ero partito anche abbastanza bene, gli ho chiesto se gli stanno simpatici i marsigliesi e mi ha detto di no. Poi gli ho chiesto se gli piaceva il rugby, e mi ha detto di si. Il problema di questi rumeni è che cercando di prendersi troppa confidenza come venerdì scorso :

R : Ho sentito che tu va questo week end in posto nuovo.
N : ....
R : Dove vai?
N : E' un posto nuovo, non conosci.
R : Si ma dimmi a me, magari io conosco.
N : No guarda, non conosci.
R : Ma tu dimmi dove è e io ...
N : ai cazzi miei.
R : ah ...
N : Vedi, te l'avevo detto che non conoscevi.

 

Oggi li ho anche sentiti parlare nella loro lingua che oramai inizio a capire un pochino. Credo che abbiano fatto una classifica dei 10 dipendenti Pirelli che più stanno loro sul cazzo. Con orgiglio posso dire di aver sentito uno (Cosmin, "il rumeno") che faceva il mio nome. Ovviamente il premio vale doppio, dato che sono in classifica pur non essendo realmente un dipendente di pirelli.

Magari per fare pace potrei regalargli una confezione da 3 ovetti kinder.

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posted by NicolasSP @ 07:20 - sabato, 09 maggio 2009

Arrivo al lavoro e salgo in ascensore.

Ci sono delle volte in cui ti trovi una persona che ti sta sul cazzo, stai pensando agli affari tuoi, la vedi che ti saluta ma tu sei concentrato, saluti e pensi ai cazzi tuoi mentre questa ti parla. Per ovviare e rendere la conversazione più facile da seguire inizi a pensare quella persona stia parlando di quello che stai pensando. Quindi lei parla, tu senti un brusio sommenso e lo sostituisci con le tue parole.

Stamattina ho parlato con la signora delle pulizie in ascendose.
Dal primo al secondo piano abbiamo parlato di relatività speciale e del ruolo dell’ascensore nello sviluppo delle teorie einsteiniane sui campi gravitazionali.
Dal secondo al quarto abbiamo parlato di come lei non sia francese ma sa cosa sono i maquis* e di cosa pensa del loro ruolo nelle guerre un po' come quando Gio(v)anni de Medici con le truppe pontificie cercò di bloccare gli alemanni sul po'.
Poi al quinto piano avevo esaurito gli argomenti quindi abbiamo parlato di come è difficile togliere le macchie di caffè sulla moquette della saletta del caffè. (poi a freddo ci ho pensato... ma noi mica ce l'abbiamo la moquette).

 

* = Per inciso, è il nomignolo dei partigiani francesi durante la seconda guerra mondiale, erano coloro i quali sabotavano i tedeschi per rallentarli. Fra le truppe tedesche si tenevano conversazioni tipo :
- hanno fatto saltare un ponte sulla loira
- maquis?
- ma che cazzo ne so

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posted by NicolasSP @ 11:57 - giovedì, 15 gennaio 2009

Il mio capo mi ha stampato un foglio del regolamento aziendale con su scritto che è severamente vietato arrivare al lavoro quando si è sotto effetto di droghe.

Sto ancora cercando una spiegazione a questo sottile messagio arrivatomi.

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posted by NicolasSP @ 11:42 - giovedì, 18 dicembre 2008
Diciamoci la verità, aprire la porta di casa con un zedda piras in mano e scoprire che è il prete per la benedizione e tu chai i metallica nello stereo del soggiorno che martellano seek and destroy, non è il massimo.
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posted by NicolasSP @ 10:34 - lunedì, 15 dicembre 2008
A costo di sembrare un vecchio rincoglionito che non capisce niente, che è vecchio dentro, che non è piu abbastanza GGiovane da sapere cosa è un mojito, io dico che a me le discoteche fanno non cagare, ma cagarone.

Io sono una persona che ama dialogare con le persone prendere una birra, ridere scherzare, fare discorsi seri, iniziare a vedere le bande nere sopra e sotto (effetto film) quando l'acool fa effetto e svegliarmi a casa di qualcuno che non conosco la mattina dopo (ahimè, non mi capita piu da diverso tempo).

N : (in discoteca) Ciao, bevi qualcosa?
Ragazza che balla : Cosa?
N : Bevi qualcosa?
R : Si, balliamo!
N : No, ho detto se vuoi bere qualcosa.
R : Schifosa a chi?
N : Non schifosa, dicevo "qualcosa" ...  (additi la birra sul tavolo, ma lei è in piedi sulla sedia e sembra che le indichi in mezzo alle gambe)
R : Stai dicendo che sono un travone?
N : Ho detto che sei una vacca schifosa!
R : certo che voglio bere qualcosa!

Negli anni 90, almeno la discoteca era piu onesta, non che fossi un frequentatore assiduo, ma almeno andare in discoteca era ok, la birra non aveva il gusto d'acqua, il drink non sapeva di acqua, l'acqua non sapeva di piscio e se chiedevi della carne da mangiare non ti portavano spiedini cotti solo per metà, dell'esselunga (mucca pazza 100%), ovviamente senza sale. E se nel discopub hai trovato un posto per sederti, fidati, non la lasci la sedia, perchè col culo che c'hai se te ne vai quando torni ti ci ritrovi un emo sopra che balla in maniera scomposta, pensando di essere figo perchè gli va a ritmo la frangetta.

Emo di merda.

Poi questi posti ci hanno le luci dietro le tante che cambiano colore che la prima volta che le vedi (negli anni 70) dici cheffigo, ma che poi le vedi adesso e ci dici "oh no, ancora?" e ti guardi attorno pensando di essere circondato da 40enni almeno. E invece no, gli emo salgono sulle sedie e cantano "staying alive" che cazzo canti staying alive se sei emo e vuoi morire? Aspetta, aspetta, vai sotto il palco e chiedi anche "i will survive", almeno i metallari e i paninari ascoltavano musica ok ed erano fedeli al loro credo, sembra che i giovani d'oggi seguano la moda senza capirla.

Emo di merda.

Ma tornando in tema di discoteva, avevo avuto sentore da alcune cose che mi hanno detto che adesso va il revival, solo che a me vedere sedicenni che ballano sulla carrà e pappalardo prende davvero male.

N : Ma lo sai che questa canzone ha 31 anni?
Ragazza che balla : Ti facevo piu giovane.
N : Non io, dicevo la canzone.
R : no, non sei un cazzone!
N : La-CA-NZO-NE, gesubetlemme, LA-CA-NZO-NE
R : Scusa tipo, ma non ti capisco.
N : Eh, è sta musica troppo forte, porca vacca
R : si anche a me piace la tua giacca!
N : Non ho detto ... cioè ... ma muori, rincoglionita.

Beh insomma, si stava meglio quando si stava peggio, e le discoteche, sarò all'antica, mi fanno schifo.
Poi quando ho voglia rileggo il post e correggo la sintassi mettendo le dovute virgole.
Adesso non c'ho voglia.

Adesso ho voglia di qualcosa di buono.
Cameriere, porti qui un secchio da champagne in ferro, un sacco di ghiaccio e una bottiglia di Bayles alla menta.
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posted by NicolasSP @ 11:06 - giovedì, 11 dicembre 2008

Allora, siccome sono stufo di essere povero, non di emozioni (vedi topic sotto quello che inizia con "erano le tre del pomeriggio...") ma economicamente parlando, ho deciso che adesso invento un nuovo tipo di sport e mi intasco delle percentuali.

1 - La sbarra sulle gengive.

Divenuto famoso nella comunità di quei pazzi dei giapponesi, il gioco consiste nel prendere una sbarra in ghisa (che in ferro è troppo facile) e schiantarla con forza a piacimento sulla mascella dell'avversario facendogli saltare il massimo di denti possibile.Dopo 5 bastonate andate a segno, si contano i denti e si vede chi vince. ovviamente il gioco finisce se un giocatore lascia senza denti l'avversario prima della quinta bastonata, indipendentemente dal numero di denti preesistenti che aveva.

2 - Resistenza al microonde

E' uno sport spassosissimo che sicuramente prenderà piede in poco tempo nei college amerigayni.
La pratica consiste nell'ingerire biglie di ferro ed alluminio e poi resistere il maggior numero di minuti dentro un microonde a 250 watt. Questo sport trova molti estimatori ma anche molta gente contraria, è nata ad esempio un associazione di mamme che è contro, dicendo che è crudele non togliere il piattino che gira dal microonde, perchè poi è normale che ci ha male alla testa chi sta dentro. Il regolamento è infatti in fase di revisione. Probabilmente toglieranno il piattino.

3 - Telefonare ai call center

Questo è uno sport che pratico spesso io, ovviamente assumendo gli accenti piu strani.
Il tutto consiste nel chiamare un call center e far stare la persona dall'altra parte al telefono con te il piu a lungo possibile, cambiando i dati, scusandosi che prima abbiamo sbagliato, poi dire che ha sbagliato lei/lui (operatore), prendere tempo, poi dire che l'importante è che ti apra la pratica, che è un suo dovere, poi iniziare a chiedere loro dove sono, e che tempo fa lì, poi raccontare di quella volta che hai conosciuto uno che non abitava lì dove sono loro però aveva un cane (ah ah che spasso) non c'entra niente ma vabbè. Poi parlare male delle compagnie concorrenti (telefoniche, di televisori, fornitura gas e simili), dire che prima si stava meglio, dire che lo pensa anche il tuo amico col cane, chiedere se magari lo conosce, "ma lei lo conosce giorgio?" oppure dire andre, chi di noi non conosce almeno un andrea? Poi dire che è strano però è un tipo comune. Poi dire che la sua pratica è importante perchè ci serve che ci sia il telefono a casa che devi chiamare i tuoi amici anche. Poi chiedere di nuovo se è sicuro\a di non conoscere Giorgio. no? strano, sa, è un tipo comune lui ...


vince chi fa la telefonata piu lunga.

 

PS : Ho cercato su google "gengive" nella sezione foto, e nella seconda pagina mi è uscita una tizia tutta ignuda. Adesso cerco non so, odontoioatrico, escamotage, rododendro e vi faccio sapere se trovo gnocca.

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